CARTA TRANSCRITA ANO DE 1898- ESCRITA EM 21 DE NOVEMBRO- PADRE ANTONIO SEGANFREDDO A GIUSEPPE MOLINARI
Capoeiras 21 novembre 1898
Molto Reverendissimo Rettore
Si è lagnato del mio lungo silenzio, ha avuto
ragione ma con questa lunghissima chiacchierata intendo di supplire al silenzio
passato e la’ avrá la complasiensa di leggerla tutta prima di stracciarla.
Ai primi del corrente col mezzo del console
italiano di Porto Alegre le ho spedito un vaglia di italiane lire 206, in oro,
pregando di far celebrare N° 60 messe secondo la mia intenzione. Per la prima
volta che le spedisco del denaro, son costretto dalla necessità di
accompagnarlo coll'obbligazione delle suddette messe, ma per l'avvenire non
sarà più cosi; le spedirò del denaro senza l’obbligo delle messe; ho accomodato
e soddisfatto tutti miei impegni e le mie obbligazioni e nulla più mi
resta. Trovandomi da due anni in questo Brasile e specialmente dal settembre
1897, fui sempre perseguitato; ora sembra che la tempesta vada un po’ scemando
e si acquieti la procella. Il padre Pietro Colbacchini non dice per ora più
nulla al mio carico; bene inteso che devo stare in guardia, e siamo anche buoni
amici per quanto si può; sopportando tutto senza farne parola. Mi appiccicò un
nome che non mi va, né bene né male, e mi chiama l’astuto cimbro”, perché sa
che son discendente dai Cimbri. Ho buone spalle e sopporto tutto; certo che non
mi trovò tanto debole come si credeva. Non so poi per quale ragione
volesse il P. Pietro farmi scacciare da queste colonie, e per ottenere il suo
intento usò delle calunnie. Scrisse al Vescovo di Porto Alegre dicendogli: ‘Il
Padre Antonio Seganfreddo non sa la morale; dovetti portare li mie rispettabili
canizie innanzi a Mons. Vescovo e dovetti dare gli esami; poco onore
all'Istituto. Poi mi calunniò di aver fatto un matrimonio polacco nullo.
Ricevuto l'avviso, esaminai la cosa, ho aperto i registri e trovai che quel tal
matrimonio era stato fatto dal Mol. Rev. P. Colbacchini. Allora dissi al
vescovo come era la faccenda e il monito cadde sopra il P. Pietro, e toccò a
lui quello che toccò ai pifferi di montagna; restò suonato. Se ciò fosse stato
anche vero, perché scrivere subito ai superiori? poteva avvertirmi e cercare il
modo di accomodare la cosa senza pubblicità. Io so che il p. Pietro ne ha
degli altri matrimoni nulli, eppure io non feci parola a nessuno. Io quando
conosco che un atto é dubbio non lo compio, se prima non lo ho scritto al
Vescovo; ed dice ed egli colla risposta mi dice che cosa devo fare, e così
finora tutto andò benissimo. Le volpi vecchie non si lasciano tanto facilmente
a prendere alla tagliola(trappola), Se io avessi a dire di aver consegnato al
P. Pietro più di un Contos di réis mi farebbe scomunicare eppure la cosa é
così; ha negato a quest’oro. Pazienza. Dal 7 settembre 1897, tempo in cui il P.
Pietro Colbachini mi avverti con lettera che non mi vuole più sotto la
sua potestá , e fino al giorno d’oggi ho eseguito quanto segue:1- Per
ordine e comando di P. Pietro ho dovuto consegnare al Faedo Giuseppe
650,000 Milréis e questi per risarcirlo delle 300 lire italiane lasciate
all'Istituto di Piacenza per mio conto, cioè per il viaggio- ( viaggio
Italia-Brasile anno 1896). 2. Ho celebrato 133 messe per i P.
Reverendissimi Francesco Brescianini e Faustino Consoni, avendo io domandato
tale somma corrispondente onde poter terminare il mio viaggio fino ad Alfredo
Chaves (Colônia Alfredo Chaves). Buffoni anche i padri del Paraná. Io per
condurre a loro cassa (baule con oggetti vari) ho dovuto consumare le 220 lire
che ancora mi restavano quando giunsi a Santos; e tra hotel, facchinaggio e
dogana, viaggio, ecc. quando fui a Curityba non ne aveva un centesimo e dovetti
dormire in un baraccone su un po’ di strame per non aver denari di andare
all’hotel; e non diedero neppure un réis in compenso. Che coscienze grosse; che
carità fraterna da far ridere anche i polli. Per me è stato lo stesso, ma
intanto ho fatto meschina figura verso i miei R.R. Superiori. 3- Ho
pagato il viaggio da Minas Gerais a Porto Alegre alla mia sventurata famiglia e
l’ho aiutata quando si trovava all’estrema necessità e nei bisogni piú urgenti.
I miei fratelli mi hanno promesso la restituzione
ma temo che andrà un po’ per le lunghe. Che
vuole Signore Rettore? Ho qui due fratelli che abitano al Novo Bassano; uno ha
sei figlioli e l'altro sette e per conseguenza non so come faranno la
restituzione. Intanto hanno buona intenzione; i terreni che posseggono sono di
buonissima qualità! speriamo bene, li solleciterò. Uno dei miei nipoti é col
Padre Pietro, è proprio il suo Beniamino, lo vuol mandare in seminario, forse a
Piacenza. Per ora il suo maestro é il padre Serraglia. 4-Ho comprato un cavallo
per mio uso, mi costò 130$000mil réis. Il padre Pietro me aveva comperato uno
ben inteso coi miei denari, ma quando mi scacciò, me lo tolse, e lo ha venduto,
lasciandomi a piedi col cavallo di San Francesco; e sono soltanto due mesi che
lo ho comperato. Feci questo perché prima ho voluto adempiere alle mie
obbligazioni. Ma il Signor mi compensò lasciandomi sempre sano, forte e
robusto, più del padre Pietro che sempre cavalcò un cavallo che è l'ammirazione
di tutti, e si può dire che sia un cavallo favoloso come quello di Ercole,
Achille, Orlando, ecc.
Quando il diavolo mi tenta e mi fa venire in mente
le azioni che mi hanno fatto i Rev.mi confratelli , me viene la mosca al
naso e prenderei volentieri in mano un nodoso bastone e li bastonerei senza
pietà, sperando con simile lezione, che avessero avessero da
mettere in pratica la virtù della carità tanto raccomandata da Nostro
Signore Gesù Cristo .Le dico il vero signor Rettore che simili azioni non
me le avrebbero usate neppure i secolari, neppure i più spietati mangia pretti
dei nostri giorni . Ma non mi lascio vincere dalla tentazione e la scaccio
cantando una qualche strofa. 5- Ho fatto preparativi per costruire qui una
nuova Chiesa, e per animare la popolazione feci fare a mie spese 10.000
mattoni, ma non ho ancora terminato il pagamento. Noti però che per far tutto
questo ho ricorso ai coloni e tutti corrisposero e vennero in mio aiuto,
portandomi ogni prima di tutto piú di 50 sacchi di frumento; l'ho venduto una
parte a 14.$000mil réis e l’altra a 12$000milréis . Mi vogliono bene i coloni,
e questo senza alcun mio merito. Poi non mi hanno lasciato mancare nulla
e mi portarono alla mia casa ogni ben di Dio, sicché per vivere io non ho
speso, si puó dire , nulla affatto e per questo potrei pagare tutti i miei
debiti e tutte le mie obbligazioni . E da tutto questo ne risulta che gli aiuti
prestati alla mia famiglia altro non sono che la caritá dei coloni, senza recar
danno a nessuno.
Ho fatto anche una stretta economia in tutto
mangiando polenta e bevendo il vino degli Apostoli, cioè acqua. Ora poi me
trovo senza vesti, mancante anche del necessario alla vita, ma se in un anno
poco più ho potuto far tanto per l'avvenire, se Iddio mi lascia la salute,
spero accomodare anche il resto, bene inteso , in minor quantità , perché
mi furono tolte 300 famiglie. Il padre Pietro non ha cessato né cesserà
di perseguitarmi, bene inteso alla sordina. Scrisse ed ottenne dal
vescovo di Porto Alegre di avere sotto la sua giurisdizione 300 famiglie che
appartenevano alla mia cura della Capoeiras. Così a me restano soltanto 350
famiglie, ecco la ragione per la quale farò meno per l’avvenire. Che si allarga
il padre Pietro ed io desidero di restringermi sempre più, e di vivere
dimenticato dal mondo intero. Il padre Pietro per questa divisione si
tirò addosso l’ira e l’odio dei coloni e nulla si fa di bene. Egli ha sotto la
sua cura piú di 1300 famiglie; egli ha fondato la sua sede fuori del
centro , anzi in un angolo. ed i più lontani non possono arrivare alla
chiesa del novo Bassano, neppure in un giorno intero a cavallo. Intanto
gli infermi muoiono senza sacramenti. Io corro dappertutto, ma non posso
attendere a tutti e poi don Pietro non mi permette che vada sul suo
territorio. Ho ordine dal vescovo di Porto Alegre di andare per gl’infermi
della sede di Alfredo Chaves, perché il vicario vecchio di 73 anni ed avrà piú
di 2.000 mila famiglie. non può e non vuole andare per l’assistenza degli
infermi e per questo mi tocca fare viaggi anche di 12 ore a cavallo, e senza
nessuna ricompensa. Lo faccio volentieri, il Signore mi ricompenserà. Se il
padre Pietro avesse fondato la sua sede qui alla Capoeiras sarebbe stato molto
piú comodo, perché qui c'è la strada carreggiabile che attraversa tutte le
linee, mentre del Novo Bassano non c'è nulla; devono camminare sempre
attraverso il bosco e per stretti sentieri impraticabili, che si
accomoda, faccia a suo modo. Nell’inverno quei poveri coloni che sono sotto al
Novo Bassano, devono andare dal P. Pietro e farsi fare un certificato, ovvero
ottenere un permesso per venire a battezzare i loro bambini qui da me; cose che
non stan bene, e dicono molto male, e fanno inasprire gli animi, e quei poveri
coloni dicono con ragione: “Come è possibile con quelle strade sì perfide poter
portare un bambino al Novo Bassano? Si potrebbe rimediare a tali disordini
molto bene e con facilità, se i Reverendissimi Superiori di Piacenza
comandassero che il p. Antonio Seganfreddo e il P. Antonio Serraglia fossero
uniti e pregassero Monsignor Vescovo di Porto Alegre a voler riconoscere tale
unione e volesse dare ai suddetti padri la giurisdizione sulle nove linee,
quattro delle quali appartengono alla sede della Capoeiras e le altre cinque a
quella di Alfredo Chaves. Al padre Pietro, restando solo, sarebbero più sufficienti
le cinque linee del Novo Bassano. Questa decisione sarebbe un bene per me
perché avrei un confratello di fiducia in mia compagnia. Sarebbe un bene pel P:
Serraglia, perché qui con me avrebbe occasione di esercitarsi nel suo
ministero, mentre col P. Pietro non fa mai nulla, e tutto vuol far lui.
Il padre Serraglia verrebbe volentieri, ne abbiamo parlato.
Anzi un giorno mi disse: quanto felici se fossimo
uniti noi due; almeno io, disse il p. Serraglia, potrei esercitarmi, e finché
starò col p. Pietro io non imparerò mai niente, e resterò un povero uomo.
Sarebbe un bene per il p. Colbacchini, perché cesserebbero per lui tutte le ire
e le discordie e cesserebbero anche le dissensioni coi vicari confinanti col
padre Pietro, perché egli non può stare in pace. Se il Padre Pietro restasse
solo restasse colle cinque linee del Nova Bassano non confinerebbe con nessun
vicario, perché sarebbe quel territorio circondato per due terzi da una selva
disabitata e dall’altra dal Rio Carrero rapido e precipitoso. Sarebbe un bene
per l’Istituto perché sarebbe certo di avere da noi aiuti e soccorsi più di
quello che nostri Reverendissimi Superiori si aspetterebbero. Questa é la pura
verità, dico ciò che mi detta il cuore e la coscienza. Reverendissimi
Superiori e neppure sono un ragazzo che prenda le cose serie come prima
impressione senza ponderarle bene. pro e contra e senza spirito di parti.
Desidero l’ordine e il bene e niente altro. Se i miei Reverendissimi Superiori
non avranno perduto del tutto la stima del povero Padre Antonio Seganfreddo son
certo che daranno ascolto alle mie giuste ragionevoli e veritiere
osservazioni.
Se poi avranno dato ascolto alle calunnie del P.
Pietro Colbacchini verso di me , allora è finita per il povero p. Antonio
Seganfreddo e non avrá piú voce in capitolo.
Se ció fosse, allora io darei ai miei
superiori quel medesimo consiglio che ha dato il padre Pietro Colbachini ad mio
riguardo agli stessi miei Superiori di Piacenza : ed io non faró altro che
ripetere le testuali parole del padre Colbacchini trovate io stesso su d’una
lettera indirizzata a Monsignor Giovanni Battista Scalabrini vescovo di
Piacenza e mio Superiore Generale , nella qual lettera sta scritto a mio
carico:” Sia scacciato dalla Congregazione il padre Antonio Seganfreddo si
recida quam primum questo albero infetto prima che produca frutti
disonoranti la medesima congregazione e continua “egli si é fatto
prete senza vocazione e solo per non lavorare , e per far vita piú comoda
(applausi, basta dopo essere preti venire qui in Brasile per far vita comoda),
continua, usando mezzi illeciti anche verso Iddio, costringendolo , onde
ottenere il suo intento e farsi prete‘’; quest’ultima frase non è
sulla lettera, lo disse piú volte in presenza del P.Antonio Serraglia, il quale
conoscendomi da dieci anni e sempre uniti, fece meraviglie. Ciò che le ho detto
é soltanto una parte, lasciando tutte le altre peripezie e sciocchezze del
suddetto (organo). Mi dicono Reverendissimi Superiori se fossero nei miei panni
che cosa farebbero? Attendo risposta. Mi diranno, portar volentieri la
croce, ma io son tanto debole e qualche volta pesa troppo. Se poi avranno
pensato di scacciarmi dalla Congregazione, scrivendomi, prego a volermi mandare
anche quanto devo all'Istituto e prontamente soddisferò tutto. E se ciò
avverrà, appena avró terminato di adempiere ai miei doveri, mi ritirerò in una
selva, perché son stanco e stanchissimo di questo mondo birbone.
Mi raccomando di non prendere in mala parte i miei
detti, perché a me piace il dire le cose nette e tonde senza preamboli e senza
finzioni.
La riverisco Sig. Rettore , prego e pregherò sempre
il buon Dio per tutti; anche per il P.Pietro Colbacchini faccio sempre tutti i
giorni un memento speciale nella Santa Messa. Così pure mi ricordi Rev. Mons.
Costa, Dallepiane, Germano e l’ Antonio e Giovanni e tutti i miei
confratelli. A Monsignor Vescovo poi dirà, Vostra Rev., qualche cosa per me; le
dirà che piú di tutto mi dispiacciono queste discordie, perché sono causa di
amarezze all’ottimo suo cuore.
Sono suo servitore
Padre Antonio Seganfreddo
Observações:
-carta transcrita com o italiano da época, muitas
palavras não são mais usadas
-A carta foi escrita um ano depois que o padre
Antonio Seganfreddo foi buscar a família do Carlo e os pais em Minas Gerais.
Ele pediu dinheiro emprestado para ir buscá-los e demorou mais de três
meses porque era precário o meio de transporte da época: a cavalo ou barcaça
até São João de Montenegro, de lá precisava tomar um navio a vapor da guarda
costeira e ir até São Paulo. Em São Paulo pediu dinheiro emprestado aos
coirmãos do Instituto Cristóvão Colombo no bairro Ipiranga. Depois
provavelmente pegou um trem até Juiz de Fora Hospedaria Horta Barbosa onde
ficaram por uns dias, onde descobriu em qual lavoura estavam. Como ele era um
padre, provavelmente conseguiu mais facilmente tirá-los de lá. A viagem de
volta foi no mesmo roteiro.
O padre Pedro não havia autorizado a viagem , porém
alguns coirmãos o incentivaram.
Aqui ele conta que ao voltar o padre Pedro
Colbachini o deixou de lado. Ele permaneceu em Capoeira, Nova Prata
porque havia muito trabalho.
O padre Pedro neste meio tempo escreveu uma carta a
Giovanni Battista Scalabrini e outra ao padre Antonio. Quando foi envelopar as
cartas trocou-as sendo que a que era para Scalabrini caiu nas mãos do padre Antonio Seganfreddo-foi o que contou Dom Laurindo Ghizzardi-evice-versa. Então o padre Antonio ficou sabendo do teor da carta.
Padre Antonio escreve aqui que havia muitos
problemas, porque naquela época a rudeza dos colonos levava a cometer atos
falhos, como fazer casamentos que estariam fora da lei da Igreja. e encontraram
alguns, mas o padre Antonio escreve que um matrimonio de polacos dado como
falho quem oficiou foi o proprio padre Colbachini. Que quando desconfiava de
alguma falcatrua dos colonos se dirigia ao bispo de Porto Alegre e recebia as
instruções.
Escreve também que ao chegar em 1896 trazia uma
caixa com vários objetos que devia levar até Curitiba. Lá Chegando não tinha
dinheiro para vir até a Colônia Alfredo Chaves. Não recebeu ajuda dos
confrades e teve de dormir em um galpão sobre as palhas por não ter
dinheiro para pagar hotel
O sobrinho a que ele se refere que estava com o Padre Pedro e padre Antonio Serraglia era Cirillo Seganfredo , filho de Carlo e Maria Joana. De fato, Cirillo estudou depois em um seminário em Porto Alegre, foi para a Itália prestar serviço militar em Maróstica. Retornou, ficou um tempo em Rio Claro-SP lecionando na extensão do Instituto Cristóvão Colombo- que era destinado a acolher órfãos , licenciou-se depois da morte do Padre Antonio em 1912-os estatutos do Instituto para imigrantes de Piacenza permitiam- casou-se com Maria Soccol. Foi o único que não trabalhou como agricultor. Tive o prazer de encontrar vários filhos do meu tio bisavô Cirillo Seganfreddo na festa em 2013 em Nova Bassano. Tendo também o dom das artes, Cirillo foi maestro da banda bassanense, posteriormente se apresentava nas temporadas de ópera no Teatro São Pedro. Depois casado com Maria Soccol foi sócio do Frigorífico Sul Riograndense. Com a industrialização também a banha que era considerada o ouro branco deu lugar ao óleo industrializado , fecharam os frigoríficos e deram lugar a empresas industrializadas. Com ligação com a Itália, Cirillo passou a importar e vender moinhos de cilindro.
-Anuncia que comprou 10 mil tijolos e pretende construir uma Igreja nova
Como a língua italiana naquela época apenas
estava sendo difundida em todo território tem palavras que
não se usam mais
Fontes de pesquisa:
-Raízes de um povo- Dom Redovino Rizzardo
-Pioneiros Scalabrinianos no Rio Grande do Sul
-História Oral Eda Seganfreddo Padão
-Arquivo da congregação Scalabriniana em Roma- Giovanni Terragni
-Parecer da tradução:Clea Ana Seganfredo
-transcrição melhorada por Alessandro Seganfreddo
-melhoramento da visibilidade da cartas manuscritas- Fernanda do Canto
-colaboração- Vilmar Antonio Troian

.jpg)

0 Comentários:
Postar um comentário
Assinar Postar comentários [Atom]
<< Página inicial