segunda-feira, 18 de maio de 2026

Ana

quarta-feira, 22 de abril de 2026

CARTA DE 31 DE JANEIRO DE 1908-PADRE DOMENICO VICENTINI


 Carta  de Padre Antonio Seganfreddo enviada ao padre Domenico Vicentini então superior geral dos padres scalabrinianos em Piacenza- Itália.

Capoeiras 31 gennaio   1908

Molto Rev.mo P. Superiore Generale,

 Ho ricevuto la sua carissima(cartina) del 19 passato dicembre e subito rispondo. Le cavallette continuano l'opera di distruzione, bene inteso in quelle linee dove non vollero distruggerle quando erano piccole. Qui alla Capoeiras spinti i coloni,,  essi i  negozianti dall’Intendente e dal vecchio prete, il quale per tre intere settimane fu anche lui ad uccidere le cavallette lavorando ed incoraggiando gli altri, dirigendo da mane a sera i lavori fino a quasi completa distruzione, ed i danni  sono meschinissimi da non parlarne neppure . Non si sá poi quando avranno le ali che cosa faranno, perché, nelle linee 6 e 7 ovest dei polacchi e nell’ottavo del Novo Bassano degli italiani da Bergamo, i quali non vollero ucciderle a nessun patto, e ve ne sono  una quantità immensa e tutto è distrutto e divorato. Non trovando nulla da mangiare dove sono nate, passano saltellando da una linea all'altra e per dove passano, distruggono tutto anche da coloro che erano liberati da quelle che erano nate sulle loro colonie. Reverendissimo Superiore, c'è un affare che fa spavento e si teme un massacro tra i coloni pigri e coloro che hanno lavorato per la distruzione, e questi ultimi soffrono il danno per cagione della poltroneria degli altri. Mancano ancora più di venti giorni prima che le cavallette possano volare ed intanto distruggono intere linee lasciando i poveri coloni nella miseria e disperazione.

La stagione è in buone condizioni. Il mese di gennaio fu oltremodo piovoso; mentre scrivo sono le due dopo mezzogiorno e se voglio scrivere devo accendere il lume; c'è un tempaccio che viene dall’ovest con tuoni e lampi e si prevede un abbondante acquazzone. Noti però che il padre Giorgio è andato al Turvo e per ragion della fiumana non ha potuto ancora ritornare alla sede, e si trova colà fino dal 12 gennaio corrente mese, il Plata (fiume Prata) non dà passo.

Le ragioni principali della mia risoluzione di venire in Italia sono tre. La prima di tutte perché l’incomodo intestinale mi impedisce di andare a cavallo. Seconda: non mi ascoltano più e conoscendomi non vorrebbero darmi niente. Terza: ho troppi conoscenti, paesani e parenti, i quali mi incomodano sempre e poi sempre, recandomi disturbi, noie, affanni e quel che è più, danni e più danni. Tutti i giorni ho sempre visite di poveretti. L’anno passato si è fatto il possibile per alleviare le miserie altrui ed hanno capito che è una buona strada e continuano a venire. Io poi non son capace di dire no a nessuno, e così la faccenda non va tanto bene. Di più, per ragion delle cavallette son venuti più di un centinaio di Bulgari   fuggiti dalle loro desolate terre e questi sebbene lavorino, ma il lavoro non basta per tutti. Così le donne ed i piccoli vengono alle porte e non partono se prima non si dà loro da mangiare, Per questo sarebbe poca cosa, se i coloni dessero al curato la giusta mercede; ma non è loro colpa; la colpa è mia perché fino dal principio coll’esempio" del P. Colbachini il quale mi esortò di essere indulgente e compassionevole ed hanno preso quella piega ed usanza e non son più capace di rimediare a quel che si è fatto. E che cosa si poteva fare dal principio; che cosa si poteva esigere da coloro che non ne avevano? Tanti e tanti non venivano a messa ´per essere quasi ignudi? Ed è per questo che ho sempre tenuto sempre la mia casa spoglia anche del necessario, perché mi piaceva dare agli altri. Il compianto mio superiore Monsignor Scalabrini quando mi mandò qui mi disse: quale programma adotterete voi con quei poveri coloni?  Risposi: quello che mi comanderà Vostra Eccellenza. Se mi manda affinché metta assieme qualchecosa per aiutare l'Istituto, allora mi adotterò ad un programma pecuniario; mi troncò la parola e mi disse: Charitas Christi urget nos.! e così feci. Gli ultimi venuti mi danno del minchione: avete lavorato per poco e per niente! E questo perché? perché nella loro testa hanno un programma diverso; pecunia, buoni bocconi, comodità urget nos. ed io con tali soggetti desidero non incontrarmi più, né a questo mondo né a quell'altro mondo. Se si vuole si può dare benissimo ed a sufficienza anche all’Istituto senza tanto angariare il povero colono. Al Novo Bassano hanno già cominciato la lotta a cagione del volere e del dare; ne dicono d’ogni colore, a me tali cose dispiacciono, e porto vergogna e rossore.

In quanto alla nostalgia del P. Giorgio, presi un granchio e però era invece angoscia, povero figliolo. Io non poteva saperlo, nulla nulla mi aveva detto. Io vedevo piangere, nominava il padre e la madre, i fratellini e null’altro mi diceva. Io, intanto, mi adoperava di apparecchiare dei buoni manicaretti, e non faccio per dire, erano manipollati da mano maestra, onde fargli passare la malinconia, ma tutto fu invano. Lo misi alle strette e mi feci dire il tutto; e intesi che in sua casa mancava il pane e anche la polenta; e che egli sì trovava si ben trattato dallo spilorchio de Barba Toni; chiacchere tutte uscite dalla bocca del mio eterno tormento. Allora dissi e ci vuole tanto; allora togliamo dalla nostra tavola pane, carne e vino accontentiamoci di un cibo frugalissimo come feci sempre, come feci quando regalava qualche cosa ad altri; e daremo ai vostri qualche cosa che abbiano a passare l’inverno. Fu così stabilito ed ho spedito ai suoi 100$000 mila reis e 7$000 erano suoi, cioè del padre Giorgio, ed il resto l'ho dato io. a quel giorno fu sempre allegro; lavora, e con buona volontà e tutti siamo contenti; ha una tattica speciale e si fa pagare bene senza irritare nessuno e va molto bene. Se facessi io così, mi lapiderebbero, ma egli ha proprio una maniera speciale ed io mi godo immensamente. Anche al Turvo lo pagano bene per ora; per l'avvenire non si sa. 

Ho ceduto la mia camera, letto e cavallo, il quale gli fa un ottimo servizio. L’ho provveduto di burrache nuove, stivali di coro di russia(?), e due paia di calzoni, e tutto il necessario per andare in missione, compreso poncho ecc. Per ultimo anche, come la chiamano qui, la lanterna magica. Io fui servile e pagai la servitù, e sono due: ho sempre provveduto il necessario in casa, senza riceverne da lui neppure un reis. Più di settecentomilreis mi costò la venuta del Giorgino. Ho rifatto a nuovo quattro letti, provveduto di biancheria, coperte nuove, stoviglie ecc. con del vino generoso. Comprai e pagai al P. Massimo catechismi, libri ed altre cianfrusaglie, le quali non mi diedero nessun risultato pel valore di duecento e trenta e quattro milreis.

Il padre Carlo ed il P. Medicheschi furono al campo ad al Turvo, mi portarono gli assenti di 270 battesimi da registrare , ma né uno né l'altro non mi diedero neppure un reis. E di tali organi spero di non incontrarne più, ed incontrandone sarebbe proprio un incontro funesto e dannoso pel povero Barba Toni = Il mio eterno tormento mi scrisse, tra le altre cose, anche la seguente: voi venendo in Italia dovreste portare almeno cinque mila lire; ed io dico che, se tardassi a  partire, a ha scarso terreno di avere il viaggio. E’ ben vero che lascio al confratello di qui tutto il necessario e ben provvisto di tutto, e potrà facilmente spedire all'Istituto tutti i suoi risparmi. Se dopo fatta la cura non mi avessi a sentire in forza di andare in missione, allora non saprei neppure io che cosa farò. Quello che Le dico è che non mi sento di mangiare il pane del giubilato, e nol farò. In quanto poi nel caso che non potessi partire per le missioni, ai vescovi non domanderei certamente nulla, né curazie, tanto meno parrocchie; ne ho una indigestione di curazie e mi basta così.  Se solo la messa mi dovrà bastare e se non bastasse supplirebbe l’elemosina. Trovandomi nei miei passati giorni in necessità, non ho mai avuto vergogna nel domandare ai facoltosi un tozzo di pane; così farei per l’avvenire, se mi troverò nel bisogno.

Ho scritto al padre Massimo di venire alla Capoeiras, non so se verrà. Siamo d’intelligenza col Vicario di Bento Gonçalves Don Angelo Donato di fare la traversata in compagnia. Viene anche lui in Italia, verso la fine di marzo fu stabilita la partenza da qui.

I lavori della nuova chiesa continuano. L'Intendenza mi ha aiutato un po’ e mi promise di aiutarmi ancora.  Il delegato mi promise che andando alla posa del nuovo Presidente darà un memoriale, affinché mi abbia a dare un adiutorio. Fui a visitarlo con alcuni amici, restò soddisfatto e fu allora che mi domandò se il governo mi aveva mai dato niente; io dissi di no. Farò una domanda per lei. Si trova ancora a Porto Allegre. Vedremo nel suo ritorno che cosa mi dirà. Ne ho poca fede.

Con questa mia lunga e lunghissima chiacchierata L’avrò stancato. Ma è bene, a mio giudizio, che il Superiore Generale sappia come stanno le faccende di qui. Mi compatirà e mi perdonerà, se avrò detto qualche cosa fuori di luogo.   Che vuole, con questo temporalaccio con tuoni e lampi l’acqua viene a catinelle e sembra un finimondo, frana la terra, l’acqua entra dappertutto ed io qui al tavolo non mi muovo e voglio terminare, onde  se cessasse di piovere , vorrei mettere la lettera in posta  questa sera, per non perdere il turno.

Distintamente la riverisco dichiarandomi della Rev. V. Rev.ma Umile conf. e servo

P. Antonio Seganfreddo

Un saluto distinto al Rev. P. Serraglia, a Brescianini e confratelli.

Memento mei.


Osservazioni 


Si tratta di un linguaggio di cui oggi molte parole non si usano più. Per di più lo scritto è piuttosto popolare come di persona che scrive con un linguaggio popolare e piuttosto limitato


Come scrivo  é 99% uguale alla lettera manoscritta

 Memento Mei - ricordati di me

réis- unità monetaria utilizzata in Brasile fino al 1942.

 Turvo- oggi  comune di Protásio Alves

Campi  di Vacaria e Lagoa Vermelha - Padre Antonio ha visitato anche i campi degli allevatori di bovini, cavalli e pecore, generalmente contadini luso-brasiliani

-alcuni termini usati come "il vecchio prete" -non so a chi si riferisse, non a Mateo Pasqualli perché morì nel 1906... sarebbe lui il  vecchio prete? ma ero malato.. quindi non posso dirlo

-il 25 aprile 1908 si recò a Porto Alegre e fu sottoposto a un intervento chirurgico, probabilmente presso la Santa Casa de Misericórdia. Redovino Rizzardo scrive che “nei giorni precedenti l’operazione si dedicò interamente agli immigrati italiani a Porto Alegre, completamente abbandonati.

Redovino Rizzardo scrive anche che nel 1910 lasciò la Parrocchia di Capoeiras nelle mani di Padre Carlos Porrini e nel 1911 tornò in Italia per curarsi. Nel marzo 1912 tornò a Rio Grande do Sul, fu inviato a servire la comunità di Farroupilha ma morì nel dicembre 1912, a Porto Alegre, nella stessa Santa Casa de Misericórdia.

Secondo Alessandro Seganfreddo, in Italia rimase nella stessa casa da cui erano partiti per emigrare, quella del fratello Luigi.

Da ciò deduciamo che non ricevette il denaro per il viaggio nel 1908 e che morì senza aver celebrato il Giubileo della Congregazione.

Dopo la morte di Giovanni Battista Scalabrini, è scritto nel libro Radici di un popolo di Redovino Rizzardo che la Congregazione subì un processo di ristrutturazione, e fu lasciata in uno stato di “profondo affidamento”!per alcun tempo….

Bulgari _ un termine che si usava - del francese bougre, del latino medioevo bulgàrus, selvático, pagano

anche in Brasile  che si riferisse ai popoli “ non cristiani,” oggi il termine “ bugres” come si diceva nel passato non si usa più    ma si “ popoli originari” Si dice anche che questo  termine è  dato per via dei “ Bulgari, o sia i abitanti della Bulgaria “ che resistirano a conversione al cristianesimo. Pagani. Sensa  dubbio che gli indigeni che si sono presentati in città fuggissero dalle loro terre e chiedessero cibo; probabilmente una minoranza di Kaingang era andata a cercare aiuto, probabilmente stavano morendo di fame. Come sappiamo, ancora oggi donne e bambini vengono a vendere prodotti artigianali e a chiedere vestiti. Sfortunatamente, chiunque possedesse tutta questa terra intorno al 1850, si trovava già nelle riserve (determinate dai governi) e quando arrivarono gli immigrati italiani, questi ebbero pochi o nessun contatto con la popolazione indigena.

borrache -sarebbe borracia, cantil in  portoghese- molte parole fuori di usanza

A mio parere, poiché padre Antonio Seganfreddo fu il secondo missionario scalabriniano ad arrivare alla missione di Alfredo Chaves, visse anni di miseria sua, dei coloni, dei suoi parenti, di tutti, e si sentì sminuito proprio perché non era in grado di far pagare le dovute tasse ai poveri coloni. Fu così offeso che ancora oggi non sappiamo dove fu sepolto.

La lettera, poiché affronta molti argomenti, può sembrare un po' confusa, soprattutto perché l'autore era malato e scriveva a lume di candela.

Sono aperte altre osservazioni. Questa lettera è un lamento.

Migliorare la visibilità dei manoscritti : Fernanda do Canto

Fonti di ricerca: Archivio dei Padri Scalabriniani di Roma

Radici di un popolo di Redovino Rizzardo-Vescovo di Dourados-in memoriam

Nova Bassano - dalle origini agli albori del XX secolo - Laurindo Guizzardi - in memoriam

Ricerca di Laurindo Guizzardi - Vescovo emérito de Foz do Iguaçu - in memoriam

Racconti dei parenti Brasile.Italia- Alessandro Seganfreddo



sexta-feira, 3 de abril de 2026

CARTA DE 17 DE SETEMBRO DE 1903- A FAUSTINO CONSONI

 Carissimo e amatíssimo mio buon confratello padre Faustino

Capoeiras, 17 setembbre 1903


Ho ricevuto la vostra  carissima e desideratissima del 27 agosto scorso . Vi ringrazio e grazie mille  vi rendo delle cartoline che avete spedito , con i ritratti dei miei vecchi compagni e confratelli di San Paolo . Grazie e tante grazie ed il buon Dio vi dia per questo gran favore che mi avete fatto la ricompensa.

Le vostre occupazioni  fatiche e sacrifici son certo che devono essere di un peso enorme e quasi insuperabili ma coraggio carissimo confratello .Iddio  vi aiuterá e tutto andrá bene in cammino . L’opera di cui siete il Retor é delle più sublimi , dei  orfani tu eri adiutor e anche qui ci sono preoccupazioni e fatiche e sacrifici senza numero , peso e misura.

Immaginate un territorio dove abitano più del seicento famiglie e per visitarle piú lontano dalla sede devo impiegare un giorno a cavallo, per strade impraticabili , o meglio, sentieri all'interno di selve vergine, dove ci sono valloni , precipizi corsi d'acqua , paludi , rii e senza ponticelli. Ora però le strade sono un po migliorate , fatto qualche opera ,ma ancora  si trovano in un stato orrendo, non mi fido di stare a cavallo , cammino a piedi anche tre o quattro ore di seguito. Prudenza  camminare a cavallo per sentieri di un palmo di larghezza dove ci sono precipizi e valloni che si aprano a cento e più metri di profondità . ha un bell ordinare il superiore , ma molte volte non si può obbedire. Mi disse”- faccia   di meno di andare. Vada una volta all'anno ! E  quei  poveretti abbandonati , e gli ammalati devono essere privi dei conforti della religione?  Iddio mi ha sempre aiutato e nulla di sinistro mi è accaduto., eccetto  qualche  pó di  paura .Da un mese fui chiamato per un povero giovane malato e moribondo del tetano , arrivai ai rio che era in fiumana ed un ora e piu di notte, passai in canotto a chiarire di un  fenale , raccomandandomi l’anima , promovendomi i brividi pel timore che la corrente portasse via un qualche albero e che travolgesse il canotto  e diceva “ -Povero Barba Toni, questa é a volta che vai a Porto Alegre sensa barca”.

Fui contento poi, perché ho recato una grande consolazione all'ammalato , e alla famiglia desolata, era figlio unico di due poveri vecchi , ed il loro sostegno.

3-  una località chiamata Turvo dove vivono trecento famiglie chiuse in due rii Turvo e Plata, e per andare in visita devo passare il rio Plata in un canotto, e non trovandolo, a guado.

Le strade poi sono abbandonate e nessuno si occupa. I coloni aspettano l’aiuto del governo e questo non viene mai, e intanto il peggio tocca al povero missionario. Il Padre Pandolfi si fermò un anno in quella località, e come diceva lui, a far penitenza per i suoi peccati.

 Il P. Serraglia vi andò una volta e non volle più andare, così tocca a Barba Toni.

Delle seicento e più famiglie, duecento circa sono polacche, alemanne e brasilere; e quest’ultimi vivono di pastorizia nelle praterie, e queste sono lontane dalla sede, ossia del  terreno boschivo a 14 chilometri dalla medesima sede.

. Nelle praterie con licenza Obisbo hanno costruito due cappelle con i loro cimiteri; una terza verrà costruita fra breve.

Al campo poi la popolazione è mista; ci sono tanti italiani e vado a visitarli ogni due o tre mesi; per gli informi si sono sempre quando occorre.

Di tutte le difficoltà che c’è qui, la maggiore è quella del passaggio al rio Prata. Devo passare in cinque luoghi... I° a cavallo, ed in tempo di fiumana l’acqua giunge alla sella, riempiendo le saccocce del Cavaliero, col pericolo di essere trascinato dalla corrente, la quale è rapidissima. 

Questo terreno è un altopiano, dal livello del mare 860 metri, e per tale posizione, i rii hanno più cascate anche di 20 metri, conseguenza della rapidità della corrente, e pericolosi  passaggi. Il Padre provinciale nel tempo in cui fui ad Alfredo Chaves mi diede un giorno una solenne lavata di capo, poiché aveva saputo che con la tonaca  e i paramenti in spalla avevo passato a guado il rio  Plata.; e mi proibì severamente.

E come fare ad obbedire? Il rio  è di 25 ai 30 metri e per andare al porto dovrei impiegare per lo meno 4 ore di cammino..

Ho buona salute son lontano dei altri. Però siamo in buonissima armonia ed in continua relazione.,Essi  vano a altri luoghi in missione ed io a questo immenso territorio. .

Sono  vostro  confratello 

P.Antonio Seganfreddo


CARTA 13 DE NOVEMBRO DE 1901- PADRE ROLLERI

 Dirigida ao Amico delle Famiglie e al Romanziere-    corrigida






Reverendíssimo Superiore


Capoeiras 13.11.1901


Ho già messo assieme altri 400 mil réis,  e col cambio d'oggi sarebbero circa 500 lire italiane. E come spedirle?

Se i coloni sapessero che io sono possessore di tale somma, non darebbero piú nulla, e qui c'è proprio della penuria e miseria. Il raccolto del frumento permetterebbe bene, ma ci sono rughe e altri insetti che lo distrussero completamente, come già avvenuto  in diverse località. Manca piú di un mese alla mietitura e si bene che gli insetti abbiano il  tempo di rovinare l'intero raccolto. Se Iddio non fa cessare  simile flagello, avremo nei mesi venturi carestia e fame. Tante famiglie a quest’ora  non hanno grano da macinare, nè  denaro  da comprare a cagione delle due annate  passate che l’una fu piú scarsa di raccolte dall'altra, speriamo nella provvidenza. 

Ho pronto anche il denaro per rinnovare anche l'abbonamento dell'Amico delle Famiglie, ma ne manca il mezzo per spedirlo. Se potete farmi anche questo anno il favore di pagare per me, mi farebbe proprio il massimo dei favori. Il numero degli abbonati sono otto, all’Amico e una al romanziere delle famiglie, della medesima Direzione. Così in tutti sarebbero nove.

Il maggior numero dei paesi del P. Serraglia  e in settembre lo stesso P. andò a visitare per la prima volta i suoi compaesani. In quanto alla salute non c'è male, si tira innanzi invecchiando sempre più, lavorando più del bisogno, massimo in questo tempo di jubileo. Abbiamo avuto anche dalle 15 alle 16 ore al giorno nel confessionale e per sei  mesi interi, siamo contenti, abbiamo preso nella rete dei pessoni con le corna, sia ringraziato Iddio , e ne …………..il suo aiuto , speriamo che abbiamo da cambiar vita. Il vecchio parroco  di  Alfredo Chaves ha avuto un attacco di emiplegia, fu leggero, ma ha la mano sinistra non può adoperarla perché era stata offesa. Lui è così da ventidue giorni, celebra la messa ma niente altro, così confessione e gli ammalati son nostri, in tre, più di trentamila anime..Pensi si  é poco. Eppure quando si lavora volentieri e per amor di Dio, non si sente neppure la stanchezza, il buon Dio aiuterá. Preghi e faccia pregare pel povero Barba Toni, che egli pensando di salvare gli altri non vada in perdizione. Egli steso è che il grispino???non faccia un grasso boccone.


Appena avrò una persona sicura che andrà a Porto Alegre subito, spediró il denaro destinato all’Istituto ed anche quello per pagare gli abbonamenti al periodico. Se, per caso non avrò la comodità tarderò qualche mese e procederò intanto di metterne insieme un pó di piú, e poi ne riceverà …? 

Il padre Massimo Rinaldi è qui con noi, è un buon giovane  e con buona volontà. Sono stato in missione  in sua compagnia quasi due mesi, andiamo perfettamente d'accordo . Anzi oggi mi aspettava a festeggiare San Omobono, una località lontana da qui quattro ore di cammino a cavallo, ma il tempo cattivo e piovoso non mi ha lasciato partire. Mi dispiace assai perché non posso piú aiutarlo. Dovendo andare la settimana ventura nella colonia nel Turvo lontana da qui cinque ore  di cammino a cavallo e peggio devo passare un fiume con un canotto ed ora si trova in fiumana, molto grossa. In quella colonia circondata da due fiumi, Plata e Turvo,  si trovano duecento e cinquanta e piú famiglie povere e poverissime, chiuse in quell’isola senza ponti né strade  con valloni e precipizi, è lunga 24 chilometri, divisa in otto linee, con sei cappeline in legno. La maggior parte dei coloni sono veneti.

Mi ricordi a Sua Eccellenza  Monsignor Vescovo, Monsignor Dalle Piane e Confratelli, Germano e Antonio Lovison, ecc.

 

 Sono con tutta stima ed affetto sempre suo

umile servo


P. Antonio Seganfreddo.




C ARTA DE 3 DE AGOSTO 1900-MARCO SIMONI

 Caríssimo Conf. Marco


Capoeiras 3 agosto 1900

.   



Ho ricevuto la tua carissima , mille grazie

   Ho ricevuto anche l’infausta  nuova della morte del molto reverendissimo rettore. Mi dispiace davvero  ,Ho pregato  e celebrato per suffragio dell'anima sua. Ho consegnato nel mese di gennaio scorso al provinciale mil réis trecento altri quattrocento al 26 di maggio scorso . Mi dice l’averli spediti all’Istituto a mio nome. Spero che saranno arrivati . Mi dice pure che essendo mancato il Rev.Rettore 

Giuseppe Molinari al quale erano diretti , sarà anche un pó difficile poterli ritirare del Banco. Mi farai il favore di scrivermi per sapere come è andata la faccenda.

Io ho tutta la buona volontá caro confratello, di aiutare L'Istituto  ed é mio dovere , ma che voi, mi trovo in un territorio poco popolato, con terreni poco fertili e coloni poveri assai.Per questa ragione mi tocca viaggiare tanto, lavorare molto e guadagnare poco. Faccio tutta l'economia possibile, non mangio pane ne bevo vino, vivo a polenta e acqua , dormo su un pagierisio , abito in una meschina casa di legno, dove il vento entra da un lato ed esce dall'altro sensa trovare impedimenti . Quando mi trovo in letto devo tenere sempre gli occhi chiusi per difendermi della polvere portata dal vento.

Due anni fa aveva un territorio due volte tanto , ma il p.Pietro Colbacchini fece persuaso il vescovo di Porto Alegre e mi tolse la parte migliore, o sia restó il P. Colbachini la carne, a me l’osso.Pazienza ,Venendo qui il P.Provinciale sperava di avere un aiuto , o sia che mi facesse ritornare tutto il mio vecchio territorio , ma egli non vuole mettersi in lotta col Rev. p.Colbacchini . disapprova l’operato del suddetto, ma non ha volontà di fargli intendere.

Il padre Vicentini dice che la missione di Alfredo Chaves é piú faticosa delle missione dell’Africa, e perció vuol ritornare in Italia, non più tardi del mese di marzo prossimo .Vado sempre aiutarlo, e mi vuole molto volentieri ; siamo lontani 21 chilometri egli al sud ed io al nord  . Siamo confinanti .  Il 31 di luglio corrente mese arrivai alla sede di Alfredo Chaves e mi fermai due giorni per parlar di più. .Quanto lavoro , principalmente confessione giorno e notte al confessionale. Era contento ., mi ringrazio tanto dell'aiuto.È impossibile , solo non      può   andare , innanzi  sarebbero pochi in due.

Ci sono più di duemila famiglie e come può fare tutto un solo sacerdote?. Qui nella mia sede sono   ora mutilata, ho appena  350 famiglie, eppure ho il mio lavoro. Si, che io trovandomi tra Colbacchini e Vicentini molti dei loro vengono qui da me , specialmente per confezione e benedizione.

Il P Serraglia è sempre lo stesso, dice sempre che si quando sarebbe utile il dir no. Egli col suo modo di agire peggiora sempre la condotta  del P.Colbacchini , lo favorisce in tutto e per tutto, e quel che è peggio racconta  al medesimo l’óperato degli altri sacerdoti delle sedi limitrofe , che non sono della nostra congregazione . Il padre Pietro poi scrive al vescovo di Porto Alegre ed per questo mancano sempre obietá. Da  pochi giorni gli ho  dato una buona lavata di capo , mi ha promesso che per l'avvenire non dirá  più nulla  . Ma lo  correggi anche su il p.Serraglia , e temo della sua conversione.


Io so che il  P.Vicentini domanda.conto anche di me , ma il p. Vicentini non cessa di prendere informazione sul mio operato , non ha ancora trovato nulla da dovermi riprendere. Spero e credo che non troverá mai nulla perché tutto ciò che ho fatto non ha cercato l’ónor degli uomini  , ma per Iddio . Degli uomini  .nulla  cerco e nulla spero, e nulla voglio, procuro di evitare per quanto mai posso chiacchiere e discussione  , ma cerco la fede, parlo, procuro con buone maniere, per curare anime a Dio.

Se il p.Vicentini , come ha detto , verrá davvero in Italia , e se qui non verrá nessun altro della congregazione  in suo luogo , io certamente restaró qui , perché vicino al padre Colbacchini non può vivere in pace nessuno. Non può proprio vivere se non ha questioni con qualcuno , é proprio una malattia. Son quattro anni che é qui , e non è passato un giorno senza questioni .  I primi sono sempre i sacerdoti e se egli fosse un re , a quest’ora tutti i sacerdoti sarebbero tutti impiegati. Disse un sacerdote della congregazione dei Gesuiti “ .Se il padre Pietro fosse un vescovo i suoi preti sarebbero tutti sospesi appesi ad un pino.  I secondi sono i negozianti impiegati poi i coloni , uomini , donne, vecchi e vecchie di qualunque condizione, pure  così anche i giovani. Le giovane poi sono trattate  un pó meglio , le sole esente degli insulti del p.Pedro. Gli altri poi tutti devono passarne di belle.


Dunque , carissimo Marco , l’ano venturo facilmente ciò rivedremo . Se poi che sará a S.Paolo , verró trovarti prima di salpare per l'Italia. Se mi mandarono un compagno , resteró qui, altrimenti faró come ho detto. 

Ti ringrazio che sei ricordato del mio povero padre, mia madre è con mio fratello Giuseppe, io sono qui solo con un  uomo  il quale mi  serve da Perpetua ed anche da sacristano.

Son già quattro anni che mi trovo qui in queste terre, ne ho passate proprio di belle e bellissimi, ma i dispiaceri maggiori li ho ricevuti dai miei confratelli.Per questo non importa tutto ho sopportato volentieri.

In quanto  poi al mio operato fu il seguente:

Il primo anno consegnai , per ordine del compianto Rettore al Rev.Padre Pietro Colbacchini più di un conto de reis ,ora nega. Ci vuole pazienza .Il secondo anno , per comando del Rev. padre Colbacchini ho pagato seiscento e cinquanta mil reis al colono Faedo Giuseppe per compensarlo delle lire cinquecento che egli aveva lasciate all'Istituto di Piacenza  più nello stesso anno lo dovuto celebrare cento e trenta e tre messe pei confratelli di Curityba Brescianini  e Consoni per il denaro che mi avevano dato onde potesse terminare il mio viaggio, non avendo un reis di quei pochi che mi aveva dato il Rev.Retore; cioè duecento e cinquanta lire, spesi questi alla Dogana di Santos per le casse e oggetti destinatari ai R.R.PP. del Paraná . Più lo stesso anno ho spedito 206 lire in oro all’ Istituto di PIacenza.

Il terço anno ho spedito ottocento milreis , seicento li ho consegnati al P.Vicentini , egli ha spediti al compianto José Molinari e duecento li ho spediti col mezzo   del  Banco Inglese di Porto Alegre e 250 mi costó il cavallo, il primo che mi ho comprato con i miei denari. Colbacchini me ne aveva comperato uno , poi me lo tolse e  lo ha venduto, lasciando-me a piedi.Pasiensa.

Il quarto anno poi consegnati al provinciale 300$000 mil reis in gennaio e quattroce  ai 26 di .marzo corrente anno .Più ho la chiesa in lavoro e ho offerto dieci mila mattoni , mi costarono 280$000 mil reis., piu ancora, ho fatto fare a mie spese  mila (le asole(cappi) e mi costarono 365$000 reis , e di quest’ultimi devo ancora 150$000 mil reis 

Su con me ho soltanto un uomo e mi serve da Perpetua ed anche sacristano. Sono  otto  mesi che mi serve e non l’ho ancora pagato ,perché vuole servirmi finché  ha guadagnato tanto che basti , per pagare la colonia che possiede al governo.

 Dunque , carissimo confratello , trovandoti al posto più elevato  della nostra congregazione , credo che sia cosa conveniente che tu sappia tutto questo.

Nota peró , che io  ho  soltanto 180 famiglie italiane appartenenti a questa sede, il restante , che sarano uguale cifra sono brasiliani, alemani, polacchi e russi.Quattro ore poi lontano da questa mia sede ci sono altre 150 famiglie d’italiani confinati in una isola tra due rii Turvo e Plata  e questi vado a visitarli cinque o sei volte all'anno .son poveri e poverissimi e molte volte non possono neanche pagare neppure la messa e così pure il resto caro Marco , dico il vero, che se non avró per l’anno venturo un confratello in mia compagnia , senza dir nulla a nessuno  viaggio diretto in Italia.

Raccomandami a Mons. Vescovo.Addio.


memento Mei

Sono il tuo confratello

Padre Antonio Seganfreddo.




CARTA DE DOIS DE FEVEREIRO DE 1906-DOENÇAS E PRAGAS DEIXARAM A COLÔNIA ALFREDO CHAVES NA PENÚRIA

 

Molto Rev. Superiore Generale

 

Capoeira, 2 de febraio 1906

 

Le partecipo tristissime notizie di questa povera colonia.  Le cavallette distrussero tutto . Le nuove non hanno ancora le ali e i saltoni vanno da una linea all’altra e dove passano lasciano  lo squallore e la miseria.  La fame in alcune localitá è all'ordine del giorno. Oltre alle cavallette  abbiamo una siccità spaventosa, manca l’erba per gli animali, in una parola manca tutto il necessario all’esistenza, 

FIAT VOLUNTAS TUA

 

Io  ho avuto sempre buona intenzione di aiutare l'Istituto, ma nelle condizioni in cui mi trovo , non posso fare, come sarebbe mio desiderio.

Il 24 del corrente mese deve partire da qui una persona di mia fiducia e deve andare a Porto Alegre , con tal mezzo le spediró italiane seicento lire e forse più. Se cesseranno i flagelli, cioè cavallette e siccità , faró per l’Istituto più che posso.

 La notizia della partenza del P. Serraglia da questa colonia ha prodotto effetti  favorevoli  e contrari, cioè il contento dei suoi calunniatori e il lamento dei coloni.  I calunniatori dicono  “- abbiamo raggiunto il nostro intento , i superiori lo castigano di   essere a scaloni inferiori  ,lasciano  il padre Serraglia nell'abbandono proprio nel momento della loro massima sventura, quando si trovano ridotti nella miseria e fame,”

Dipiu dicono”- ora che ha saccheggiato  il nostro denaro  se ne va a goderlo in Italia, lasciando un padre nuovo che non abbiamo nessuna fiducia.

Il padre Serraglia mi pregò di scrivere a Vostra Reverendíssima. come stanno quelle “fazendas!” , e egli apella da V.Rev.ma.  Superiore Generale una 'ultima parola , .ma è poco disposto ad attraversare l'Atlantico . Se Rev. Superiore lo vuole verrà , ma a malincuore , appunto perché i coloni si trovano nell’estrema miseria e vorrebbe dividere con loro , come parocco il dolore della fame.

 

  Io tiro innanzi meglio che posso ma i lunghi viaggi mi cansano immensamente  e domando per atto di grazia provvedimento , ma se mandarà provveduto conforme i  bisogni faccio conto di morir .combattendo, e voglio esprimere che  non sarà lontano il giorno del mio  perpetuo riposo.  Lascio questa cura soltanto quando sarà provveduta da un confratello che non sia poltrone e delicato; altrimenti manterrò la parola e starò qui.

Abbiamo un calore insopportabile , e questi buoni coloni mi tengono in continuo movimento , il calore eccessivo produce malatie di tifo, e devo correre da un punto cardinale all”altro, povero Barba Toni un giorno o l’altro prenderai una insolazione e andrai ai vasti Campi Elisi . E viva!

.Io prego di far recitare dai cappellani dell”Istituto litanie al povero Barba Toni , che ne ha tanto bisogno, delle preghiere   .

 

umile  servo

P.Antonio Seganfreddo










Osservazione :

 

   Dai anni 1906 a 1908 le colonie hanno sofferto i flagelli delle cavallette e siccità e malattie .

Già da quest'anno aveva assunto la direzione dell'Istituto Padre Domenico Vicentini

 Padre Domenico Vicentini fu il primo missionario scalabriniano ad essere inviato nel Rio Grande do Sul. Fu inviato dal vescovo di Rio Grande do Sul a lavorare a Encantado

 Abbiamo documenti che dal 1906 al 1908, parte delle colonie del Rio Grande do Sul subirono lunghe siccità che favorirono la comparsa di nugoli di cavallette che distrussero i raccolti.

A padre Antônio Serraglia, che lavorò con padre Pedro Colbachini nel 1906, fu ordinato di tornare in Italia e di essere rettore della casa madre di Piacenza, ma non vi rimase a lungo e tornò in Brasile lavorando in diverse località.

Barba  Toni era il nikaneme di Padre Antonio Seganfreddo

Il Istituto  riferito è quello di Piacenza

 

 Em português-  interpretação 




Carta do dia  nove de fevereiro de 1906.

Escreve ao Superior Geral dos Scalabrinianos na Itália falando de pragas de gafanhotos, seca e doenças inclusive tifo.

 

                                     Reverendíssimo Superior Geral

                                                                                                                                                                                                                    

               Informo tristíssimas notícias desta pobre colônia. Os  gafanhotos destruíram tudo. Os saltões ainda não têm as asas e vão de uma linha a outra e por onde passam deixam  a miséria  e a frustração.  A fome em  algumas localidades  está na ordem do dia.

                 Além dos gafanhotos  estamos passando por uma grande seca e falta o pasto para os animais. Resumindo, falta tudo o que é necessário para a existência.

                     FIAT VOLUNTAS TUA  ( SEJA FEITA A VOSSA VONTADE)

               Eu sempre tive boas intenções em ajudar o Instituto , mas nas condições em que me encontro não posso fazer mais, como é o meu desejo.

   No dia 24 do corrente mês deve partir daqui uma pessoa de minha confiança  e irá expedir  cerca de 600 liras italianas ou até um pouco mais.   Caso cessarem os flagelos dos gafanhotos e da seca poderei fazer mais pelo Instituto.

  A notícia da partida do padre Serraglia desta colônia provocou efeitos diversos. Os caluniadores dizem:_” é bom que ele vá embora, conseguimos o nosso intento. Os superiores o castigarão e o colocarão em escalões inferiores . O padre Serraglia ficará abandonado no momento da sua máxima desgraça quando estão reduzidos  à miséria e a  fome.” E dizem também :”-ele pilhou o nosso dinheiro  e vai  para a Itália aproveitá-lo.” deixará  um padre novo, no qual  não temos nenhuma confiança.”

               O padre Serraglia me  incumbiu  que escrevesse a Vossa Reverendíssima como estão aquelas fazendas )e apela ao Reverendíssimo Superior Geral  um  último pedido , mas está pouco disposto a atravessar o Atlântico.   Mas se o Reverendíssimo .Superior Geral o  quer lá  ele irá , ,mas de má vontade porque os colonos se encontram na extrema miséria e   ele deseja  dividir com eles , como  pároco ,  a dor  da fome.   

 Eu trabalho mais que posso, mas as longas viagens me cansam muito.  Peço a graça de providenciar um coirmão para me ajudar, se tal não for possível ficarei até que alguém venha me substituir , mas deve ser alguém que tenha saúde suficiente para enfrentar as adversidades, caso contrário eu ficarei aqui e vou morrer combatendo. Quero dizer  que o dia do meu descanso eterno não está longe . Deixarei essa paróquia  somente quando tiver um substituto à altura, que não seja delicado demais para fazer esse trabalho, pois manterei minha palavra e ficarei aqui.

  Aqui faz um calor insuportável, e os bons colonos me deixam em constante movimento O calor exagerado favoreceu o aparecimento de doenças como o tifo , e devo ir de um ponto cardeal a outro para atender os doentes.

Pobre Barba Toni! Um dia ou outro sofrerei  uma insolação e irei para os vastos Campos Elíseos. E viva!

Peço aos  capelãs do Instituto  que  recitem as ladainhas  por  mim, pobre Barba Toni , que necessito tanto  de ajuda.

                          Humilde servo

                               

                              P. Antônio Seganfreddo.

 

 

 

Nota: o padre Domênico Vicentini neste ano já havia assumido a direção do Instituto

               O Padre Domênico Vicentini foi  o primeiro missionário scalabriniano a ser enviado ao Rio Grande do Sul , foi enviado pelo bispo do Rio Grande do Sul a trabalhar em Encantado

               Temos registros de que do ano 1906 a 1908 a parte das Colônias no Rio Grande do Sul sofreram longas estiagens que favoreceram o aparecimento de nuvens de gafanhotos que destruíram as plantações  e também em consequência doenças como o tifo.

O padre Antônio Serraglia que trabalhou com o padre Pedro  Colbacchini  e  em 1906 recebeu a ordem de voltar para a Itália e ser reitor da casa-mãe, em Piacenza, porém não ficou muito tempo lá e voltou para o Brasil trabalhando em várias localidades.

Barba Toni era o apelido do Padre Antônio e significa  Tio Antônio. 

O Instituto a que ele se refere é a casa mãe, Piacenza, onde estudavam os seminaristas para se tornar missionários

 

 

 créditos das cartas melhoradas para leitura: Fernanda do Canto

Fonte: Arquivo da Congregação de São Carlos em Roma

Raízes de um povo - Redovino Rizzardo